Durante il 2015 l’Associazione “Orizzonti”, è stata impegnata in brevi percorsi di counseling filosofico – Il Filo di Sofia con bambini di 11 classi della scuola primaria presso l’I.C. Bracco di Napoli, nella prima fase del Progetto Orizzonte Flegreo presso l’I.S.I.S. Guido Tassinari di Pozzuoli e nel workshop Imparare ad amare in collaborazione con Telefono Azzurro presso il Liceo Statale Francesco Sbordone e l’I.I.S. Giancarlo Siani di Napoli.

L’INTERVENTO NELLA SCUOLA
Uno dei settori di intervento più sviluppati del lavoro di promozione del benessere è quello scolastico. La scuola è per sua natura un sistema che risponde a un doppio mandato: da un lato di emancipazione e promozione dello sviluppo, dall’altro di controllo e valutazione: essa è quindi è luogo di opportunità ma anche contesto dove si riproducono le disuguaglianze e le discriminazioni presenti nella società. Per tale motivo la scuola è uno dei primi e più tradizionali ambiti di intervento ma è anche un’area di applicazione in costante e continuo sviluppo, sia dal punto di vista teorico che metodologico.

L’istituzione scolastica è stata uno dei primi contesti lavorativi a utilizzare competenze orientate alla prevenzione; essendo in tal senso l’attenzione rivolta a individui in età evolutiva, la scuola rappresenta un sistema della rete sociale nel quale la popolazione giovanile è facilmente raggiungibile. Inoltre, non possiamo non tenere conto che la scuola è uno dei principali contesti dove avviene lo sviluppo dell’individuo: il bambino parte da un contesto familiare in cui ha sempre vissuto per approdare in quello scolastico che muta ad ogni traguardo di età: scuola elementare fino a 10 anni, scuola media fino a 13 anni e scuola superiore fino a 18 anni. Con l’entrata nella scuola si realizza il distacco dal nucleo familiare e l’ingresso nel gruppo dei pari che diventa sempre più pregnante nell’età della adolescenza. Sono anni in cui avvengono continui cambiamenti non solo nel contesto in cui il bambino/adolescente si muove, ma anche nel suo mondo interiore: nel fisico che cresce e si modifica, nel modo di percepire ciò che è intorno, nelle modalità di relazione con gli altri, e cosi via. La scuola inevitabilmente rappresenta il microcosmo maggiormente frequentato, contenitore e contestuale ricettacolo delle speranze, dei progetti e dei disagi.

Ma le istituzioni educative risultano spesso poco preparate ad accogliere le istanze che i ragazzi portano con sé proponendo modelli comunicativi a volte discordanti o poco coerenti con i contesti di vita in riferimento ai modelli comportamentali da adottare

Nel secolo passato le scuole pubbliche avevano tra i loro scopi quello di preparare gli individui a inserirsi in un mondo del lavoro costituito soprattutto da fabbriche o uffici. Riunire e chiudere per molte ore al giorno i ragazzi era una procedura adeguata a quanto poi sarebbe accaduto nel contesto lavorativo. Oggi gli studenti vengono ancora raggruppati in classi per motivi di ordine organizzativo e non per valorizzare il gruppo ed utilizzarlo come setting formativo. La classe è concepita come un insieme di allievi a cui l’insegnante si rapporta in modo indipendente uno dall’altro, gli allievi vengono valutati singolarmente e non favoriti nello sviluppo di rapporti informali ed affettivi. Ma tra i ragazzi che compongono una classe ben presto si stabiliscono legami affettivi, anche profondi, che trasformano il gruppo originariamente organizzato per motivi gestionali, in un “soggetto psicologico” dotato di storia, valori e linguaggi condivisi. Un contesto di vita dove poter esperire vicende negative (esclusione, violenza, non accettazione, bullismo) ma anche opportunità di crescita, solidarietà e sostegno.

La scuola diviene non solo luogo di apprendimento ma anche di socializzazione aprendo nuove porte oltre che agli alunni anche alle loro famiglie al fine di garantire, da una parte, la formazione e ,dall’altra, prevenire tutti quei fenomeni di disagio e malessere attraverso un lavoro integrato di supporto.

Vi è, dunque, un sovraccarico di istanze, non solo educative, rivolte alla scuola alla quale si chiede spesso di sopperire a carenze familiari e sociali; a questo si accompagna, però, uno scarso riconoscimento sociale di cui gode il corpo docente. Questi fattori minano profondamente l’empowerment degli insegnanti e facilitano tra di loro la comparsa di fenomeni di burnout.

Da quanto detto fino ad ora, possiamo affermare che i problemi delle istituzioni scolastiche sono complessi e multideterminati e per questo richiedono di essere affrontati con strategie integrate in grado di cogliere sia gli aspetti soggettivi che quelli oggettivi, nonché le variabili contestuali.

Le più recenti leggi 170/2010 sui DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) e la recente normativa riguardante gli alunni con BES, introdotta con la Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012, hanno confermato la necessità di una maggiore sinergia tra la scuola e operatori specializzati nella prevenzione e promozione del benessere.

Una importante innovazione è stata in questi anni l’introduzione nelle scuole dei CIC,  Centri di Informazione e Consulenza (CIC), costituiti con DPR del 9/10/ 1990 n° 309 , art. 106,1 all’interno delle scuole secondarie superiori e regolamentati con successive circolari del Ministero della Pubblica Istruzione. Questi centri di consulenza psicologica rappresentano un luogo reale e possibile di ascolto, di contenimento e di comprensione delle richieste di aiuto degli studenti nonché luogo di ricerca per aumentare la conoscenza dei disturbi e del disagio giovanile.

I CIC si possono articolare in sportello di ascolto e incontri tematici con i gruppi classe. Lo sportello di ascolto è uno spazio dedicato ai giovani e alle loro problematiche, alle difficoltà che i ragazzi possono avere con il mondo della scuola, della famiglia e dei rapporti interpersonali.

I colloqui non devono avere finalità terapeutiche ma di consulenza, per aiutare lo studente a individuare i problemi, i dubbi, le situazioni di crisi e le possibili strategie di risoluzione. Possiamo pensare allo sportello di ascolto come a un momento istituzionale in cui si ascolta e si presta attenzione al giovane riguardo ai problemi didattici o più in generale legati all’apprendimento e ai vari aspetti della vita scolastica, quotidiana e familiare. In questo senso l’ascolto è inteso come “rispecchiamento” di un problema e come supporto alla sua riformulazione, riproposizione e soluzione.

Lo sportello prevede un numero massimo di incontri per studente (3 o 4), in genere sufficienti per consentire la focalizzazione delle problematiche, la promozione delle soluzioni attuabili, la riscoperta delle proprie potenzialità e la via di uscita dall’impasse che causa passività, sofferenza e delusione. Se nel corso degli incontri dovessero emergere problematiche che necessitino un maggior approfondimento, sarà opportuno indirizzare lo studente presso un servizio adeguato al proseguimento del lavoro.

Lo sportello svolge attività in numerosi ambiti quali: promozione della salute e del benessere individuale e collettivo, attenzione al disagio scolastico e socio-relazionale, consulenza psicologica individuale o, eccezionalmente, di gruppo.

Nello specifico, le aree di consulenza possono essere: l’area scolastica ( motivazione e demotivazione allo studio e problemi di rendimento scolastico),l’area relazionale (disagio relazionale nel gruppo classe e con i docenti), l’area personale ( problematiche emotive, familiari, scolastiche, delle relazioni interpersonali, di controllo dell’ambiente e dell’autostima in generale) e l’area di orientamento scolastico e professionale (analisi della scelta scolastica, orientamento all’inserimento lavorativo e al proseguimento degli studi).

L’obiettivo principale dei CIC è la promozione nella scuola di attività di prevenzione educativa, con particolare riferimento alla prevenzione delle dipendenze, dei comportamenti a rischio e delle psicopatologie.

A riguardo, molto utile è la progettazione di interventi sul gruppo classe che possono riguardare differenti aree di educazione alla salute, quali: prevenzione del bullismo e dell’abuso sessuale, con l’obiettivo di facilitare l’acquisizione, negli studenti, della capacità di “dare parola” ai loro vissuti e la capacità di  riconoscere situazioni a rischio per il loro benessere emotivo e fisico; prevenzione dell’uso e abuso di sostanze psicoattive, con l’obiettivo di favorire, nei ragazzi, l’assunzione di atteggiamenti responsabili e consapevoli verso la propria salute e promuovere stili di vita sani e liberi dalla droga; prevenzione del disagio e della dispersione scolastica, con l’obiettivo di promuovere la prevenzione e il  recupero del disagio scolastico e di sensibilizzare e supportare tutti i soggetti che influenzano la relazione educativa; prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare, con l’obiettivo di sensibilizzare i ragazzi ai temi delle corrette abitudini alimentari, informare sui rischi di un’ alimentazione scorretta, condividere ed elaborare le rappresentazioni, vissuti, motivazioni ed atteggiamenti intorno al tema dei disturbi del comportamento alimentare, riconoscere e promuovere fattori di protezione del singolo e del gruppo, stimolare una riflessione in merito alla funzione preventiva della famiglia e della scuola;  educazione sessuale e affettiva, con l’obiettivo di approfondire gli argomenti riguardanti il rapporto sessuale, i metodi anticoncezionali, le malattie sessualmente trasmissibili, i rapporti tra coetanei nel periodo di maturazione sessuale, l’anatomia e la fisiologia dell’apparato genitale, i cambiamenti fisici e psicologici che avvengono durante la pubertà; educazione alla relazione e prevenzione delle trasgressioni e dei comportamenti a rischio, con l’obiettivo di favorire nei giovani il processo di crescita e maturazione personale con l’acquisizione delle capacità di gestione di sé in relazione al gruppo e alla comunità; integrazione degli alunni stranieri, con l’obiettivo di aiutare gli alunni a sviluppare conoscenze, atteggiamenti, valori importanti per vivere in una società multietnica e multiculturale; integrazione degli alunni disabili, con l’obiettivo di favorire una cultura di inclusione sociale, attenuare fenomeni di esclusione sociale ed educare gli adolescenti alla cultura della diversità e all’integrazione della disabilità.

Le strategie di intervento elaborate e sperimentate con efficacia negli ultimi decenni nei contesti scolastici vanno dal lavoro di rete all’educazione socio-affettiva e ai gruppi di auto-aiuto. Queste strategie di intervento migliorano il benessere degli studenti in quanto riducono i problemi emozionali o di apprendimento, accrescono il coinvolgimento dei genitori nella scuola e promuovono comportamenti prosociali negli studenti.

Il lavoro di rete, previsto espressamente dal DPR 275/99 2 sull’Autonomia scolastica, ossia l’attivazione di collaborazioni con e tra le diverse agenzie del territorio, permette alla scuola di raggiungere più agevolmente ed efficacemente gli obiettivi prefissati e allo stesso tempo di rompere l’isolamento strategico e territoriale di cui spesso soffre.

L’educazione socioaffettiva, abbinata alla metodologia del circle time, è la metodologia più diffusa e sperimentata. Si è rivelata uno strumento particolarmente utile nel migliorare i rapporti tra studenti ed insegnanti e tra gli studenti stessi, nel rinforzare l’empowerment individuale e di gruppo, nel ridurre il disagio emotivo e la demotivazione, più volte riscontrata nel corpo docente e nei ragazzi.

Anche i gruppi di auto-aiuto di insegnanti, di genitori, misti di genitori ed insegnanti, possono essere molto utili nel favorire l’instaurarsi di un clima di sostegno reciproco tra i diversi attori della scuola. In particolare, questa strategia di intervento può agevolare la partecipazione dei genitori alla vita scolastica, alla condivisione dei compiti e responsabilità educative.

1 Art. 106 della Legge 26 giugno 1990, n.162, art. 26, comma 1: 1. I provveditori agli studi, di intesa con i consigli di istituto e con i servizi pubblici per l’assistenza socio-sanitaria ai tossicodipendenti, istituiscono centri di informazione e consulenza rivolti agli studenti all’interno delle scuole secondarie superiori. 2. I centri possono realizzare progetti di attività informativa e di consulenza concordati dagli organi collegiali della scuola con i servizi pubblici e con gli enti ausiliari presenti sul territorio. Le informazioni e le consulenze sono erogate nell’assoluto rispetto dell’anonimato di chi si rivolge al servizio

2 D.p.r n.275/1999 :Art.7:
–  Le istituzioni scolastiche possono promuovere accordi di rete o aderire ad essi per il raggiungimento della proprie finalità istituzionali. 8. Le scuole, sia singolarmente che collegate in rete, possono stipulare convenzioni con università statali o private, ovvero con istituzioni, enti, associazioni o agenzie operanti sul territorio che intendono dare il loro apporto alla realizzazione di specifici obiettivi. 9. Anche al di fuori dell’ipotesi prevista dal comma 1, le istituzioni scolastiche possono promuovere e partecipare ad accordi e convenzioni per il coordinamento di attività di comune interesse che coinvolgono, su progetti determinati, più scuole, enti, associazioni del volontariato e del privato sociale. Tali accordi e convenzioni sono depositati presso le segreterie delle scuole dove gli interessati possono prenderne visione ed estrarne copia. Art.9:
– Le istituzioni scolastiche, singolarmente, collegate in rete o tra loro consorziate, realizzano ampliamenti dell’offerta formativa che tengano conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali. I predetti ampliamenti consistono in ogni iniziativa coerente con le proprie finalità, in favore dei propri alunni e, coordinandosi con eventuali iniziative promosse dagli enti locali, in favore della popolazione giovanile e degli adulti.

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