La prima esperienza di filosofia con i bambini risale al maggio 2014 e consiste in un breve percorso di counseling filosofico con bambini di 4 e 5 anni di una classe della scuola dell’infanzia presso l’Istituto Bracco di Napoli (circa un’ora al giorno a settimana, per quattro settimane) in classe e durante l’orario scolastico.

Il percorso è proseguito in modo più strutturato con l’attuazione del progetto “Il Filo di Sofia” nei mesi di aprile e maggio 2015 (responsabili dott.ssa Maria Amendola e dott.ssa Francesca Del Sorbo), con bambini di 11 classi della scuola primaria presso il medesimo istituto (un’ora a settimana per 5 incontri a classe).

I laboratori di filosofia non si sono svolti in classe, ma in un’aula “dedicata alla filosofia” al II piano dell’edificio, un’aula diversa dalle altre, senza banchi, senza sedie, senza lavagna, uno spazio vuoto, diventato un “luogo” del pensiero. La filosofia reclama altre condizioni, scompone spazi e ambienti, reclama legami, voci che s’inseguono e si intrecciano. I bambini si dispongono in cerchio, per garantire un reciproco ascolto e fluidità al dialogo.

La pratica della filosofia con i bambini non è una filosofia “semplificata” nei contenuti e accessibile ai bambini, bensì un luogo di parola e di relazione: silenzio, concentrazione, armonia, ascolto di sè e dell’altro. Quanto siamo disposti ad ascoltare? Noi adulti sempre meno. Ma tutti, bambini e adulti, desideriamo essere accolti e riconosciuti.
Ascoltare per essere in sintonia con se stessi e con gli altri è necessario, è un atto di responsabilità verso noi stessi e la comunità in cui viviamo.

Passarsi la parola, prendere e dare voce, in una risonanza reciproca. Chi riflette si rispecchia, si pone di fronte a se stesso e agli altri, si “rispetta”.

Ecco l’obiettivo principale del progetto “Il Filo di Sofia”: incentivare nei bambini la disponibilità all’ascolto, alla comprensione, alla rielaborazione e rafforzare le abilità di espressione dei propri bisogni e sentimenti, di riflessione, confronto e dialogo con pari e adulti.

Per superare l’estraneità i laboratori iniziano con i saluti, le presentazioni, i nomi e l’espressione di un sentimento: “io mi chiamo….Francesco, Giovanna, Filippo….e sono curioso, attenta, felice…..”.

Il silenzio è un altro strumento con cui iniziare e prepararsi a entrare nel dialogo. Altre volte si può partire da semplici esercizi di respirazione, altre ancora con il movimento dei piedi e delle mani, con un girotondo che sprigioni l’energia compressa nelle ore precedenti in cui i bambini sono rimasti seduti dietro al banco.

Spesso i laboratori hanno avvio dalla lettura di brevi passi tratti da alcuni testi del filosofo Oscar Brenifier, come per esempio “Il bene e il male”, “Il senso della vita”, “Il libro dell’amore e dell’amicizia”. In questi libri ogni concetto incontra il suo contrario, per cui è possibile pensare l’uno e l’altro, dialetticamente, abituandosi a considerare le idee in modi diversi e ad essere più elastici mentalmente, più riflessivi e meno valutativi, almeno sulla base di luoghi comuni o pensieri preconfezionati.

Durante i laboratori si dialoga su un tema proveniente dai testi letti o emerso dagli incontri precedenti, esaminandolo, approfondendolo, problematizzandolo con domande e obiezioni: la noia, la rabbia, la violenza, la paura, l’amicizia…ecc. Durante questi laboratori, però, si punta l’attenzione non tanto o non solo sul tema, quanto sulle dinamiche cognitive e relazionali, facendo esperire a tutti il piacere di pensare. I bambini, infatti, sono naturalmente portati a fare domande e ad usare l’immaginazione per cercare risposte, ma tutta questa curiosità di comprendere e apprendere va accolta e nutrita, pena l’estinzione. L’arte del filosofare è per Brenifier proprio questo: imparare a pensare insieme, vedere come noi pensiamo e pensare ai nostri stessi pensieri.

Spesso si chiede ai bambini di scrivere qualche pensiero o di produrre un disegno in cui raffigurare qualche concetto emerso e/o emozioni provate durante il dialogo.

Quante parole possono nascere dal silenzio! E allora una cicala diventa “sfaticosa”, un bambino può comportarsi con “scimitezza”, un gruppo di bambini insieme può “intelligentare”.

I bambini possono sorprenderti quando alla domanda “a cosa serve la filosofia”? ti dicono che la filosofia “è amore del sapere, la filosofia aiuta a dare risposta alle domande che hai in fondo al cuore e che non sai neanche di avere, la filosofia sviluppa la mente, libera la mente, allena la mente e serve a vivere meglio e a vedersi dentro”!

Dalla pratica di filosofia con i bambini sono gli adulti ad imparare qualcosa perchè nell’apprendimento il rapporto non è mai unico ed univoco.